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Fanfictions - Tradotte dall'Inglese - Mentre cadi

Mentre cadi
Personaggi: Natori/Natsume
Parte: Oneshot
Autrice: nightswhisper
Traduttrice: Nina::chan
Rating: PG-13
Avvertimenti: Contiene accenni shounen-ai (boy's love)
Disclaimers: Diritti, serie e personaggi appartengono a Yuki Midorikawa e agli aventi diritto. Nessuno guadagna niente scrivendo o traducendo questa fanfictions.
Spoiler: nessuno, soltanto un ricordo d'una piccolissima scena.
Link all'originale: http://nightswhisper.livejournal.com/176840.html
 
Mentre cadi
Le nuvole sopra di loro erano grigie, l’umidità nell’aria così densa che quasi si soffocava.
Alzando la testa al cielo, l’esorcista sospirò pesantemente. La tempesta stava per arrivare e avrebbe portato più freddo di quanto sembrasse promettere.
Il clima, l’ora, il periodo dell’anno… Era il momento perfetto per cacciare. Certo, questo significava che molti potevano avere sfortuna quella notte. Ma non era quello il motivo per cui aveva accettato l’incarico? Per proteggere coloro che potevano essere feriti?
Si. Solo che c’era qualcosa, quella sera, che non andava. Non ci avrebbe messo la mano sul fuoco, ma sembrava che un evento terribile stesse per accadere. Era come se le energie intorno a lui lo stessero urlando.

Non appena l’ebbe pensato, la sua compagna di viaggio si fermò. ‘’Hiiragi?’’ mormorò il suo nome dopo aver udito un lieve ‘’tch’’ uscire dalle sue labbra.
‘’C’è qualcosa’’ lo informò lei, la sua mano che corse all’elsa della spada sulla schiena.
Era per caso quella presenza che gli provocava quel formicolio dietro la testa? No. Era qualcosa di diverso, una stretta allo stomaco.
In quel momento un grido decisamente familiare riecheggiò fra gli alberi. Natori trattenne il respiro. Il cuore gli balzò in petto e un sudore freddo prese a scorrergli sulla pelle. Quasi altrettanto velocemente si ricompose e diede l’ordine alla sua guardiana. Lei obbedì, non proprio contenta del comando. Era fortunato che fosse così fedele.

Correndo s'inoltrò fra gli alberi, in tempo per vedere una figura esile scagliata in aria, compiere un arco e precipitare al suolo. Una creatura di dimensioni mostruose, con la schiena ricurva e una bocca in entrambe le mani spigolose, si lanciò contro la sua nuova preda, le zanne che stridevano nel pregustare l'attacco.
Hiiragi apparve davanti a lui, come le era stato ordinato, appena in tempo per sferrare un colpo a uno dei tre occhi del mostro, quello centrale. Non bastò a fermarlo. Quello respinse il colpo con un urlo inferocito che fece tremare il suolo.
‘’Natsume!’’ L’esorcista raggiunse il ragazzo tremante mentre questi lottava per alzarsi. ‘’Non muoverti’’ ordinò con un tono un po’ più brusco di quello che avrebbe voluto.
Fissando sulla creatura uno sguardo gelido, chiamò a sé le altre due servitrici che erano rimaste in disparte. In una lotta come quella avrebbe dovuto usare tutte le armi a sua disposizione. Ordinato loro di distrarre lo youkai, si mise a disegnare velocemente il sigillo circolare sul terreno soffice, appiattito poco prima dalla bestia.
Nel cielo sopra di lui, folgori blu crepitavano, raggiungendo il suolo.
Sentiva le sue youkai combattere e cercò un segno della presenza dell’infame guardiano di Natsume, solo per scoprire che non era nei paraggi. Questo lo preoccupò. Madara sapeva sempre quando il suo protetto era in pericolo, eppure non si vedeva da nessuna parte.
Scacciando quel pensiero, finì i preparativi. Guardò dietro di sé e vide che Natsume era scomparso. Rivolse nuovamente la sua attenzione al campo di battaglia e lo vide, in piedi nella zona tra il cerchio e il mostro.
Hiiragi era sola, le sue compagne erano state immobilizzate. Riusciva a sentirlo, l’odore del veleno.
Prima che potesse dare un comando, Natsume stava già correndo nella sua direzione con lo youkai alle calcagna.
Natsume non era mai stato molto aggraziato. Inciampò, atterrando prima del cerchio, ma ciò volse a suo favore; la sua caduta improvvisa fece scivolare il predatore, ormai prossimo, oltre il ragazzo, fino alla barriera, dove rimase bloccato.
Natori la fece svanire senza un attimo di esitazione.
Il tiepido bagliore azzurro che illuminò l’area intorno a loro si mescolò danzando alla luce naturale e mentre sbiadiva, delle piccole gocce caddero e si dispersero sulle scie evanescenti, prova della purificazione.

Sospirando, Natori guardò Hiiragi che aiutava le altre. Sollevato che non fosse ferita, andò a inginocchiarsi di fianco al più giovane. Lui invece era scosso, e stava tremando, il volto era imbrattato di sporcizia e sangue, la caviglia, da quel che si poteva vedere tra la stoffa strappata, sembrava gonfia. Era un miracolo che non fosse rimasto ucciso con quella caduta. Addolcendo lo sguardo, Natori passò la mano tra i capelli arruffati di Natsume, che invece di scostarsi dal tocco, socchiuse gli occhi.
‘’Sei salvo ora’’ gli disse piano, lasciando che si riprendesse prima di continuare ‘’Puoi camminare?’’
Il cielo si andava scurendo, e già si potevano percepire e vedere alcuni abitanti della notte spiarli da dietro gli alberi in lontananza. Non era sicuro di quanti fossero lì di consueto, e di quanti, invece, fossero arrivati perché incuriositi dalle urla spaventose di poco prima. Non desiderava scoprirlo.
‘’No… non tanto bene’’ rispose Takashi, arrossendo leggermente. Natori sorrise. Sapeva quanto Natsume tendesse a valutarsi poco, sapeva quanto si sentisse un peso… Ma non era il momento di indugiare su quei pensieri. Sospirando appena si voltò e fece cenno a Natsume di salirgli sulla schiena. Sarebbero andati piano in ogni caso, quindi aveva più senso scegliere l’opzione meno dolorosa per il ragazzo. Fortunatamente conosceva un posto nelle vicinanze; non era perfetto, ma avrebbe dato loro un buon riparo.
Takashi non era entusiasta di quella decisione, ma non riusciva a stare in piedi.
Natori aggrottò le sopracciglia quando, invece di appoggiarsi sulla sua schiena, il ragazzo ci si lasciò praticamente cadere. Con una facilità sorprendente circondò con le braccia le sue gambe. È così leggero, si disse l’esorcista. Cos'aveva fatto dal loro ultimo incontro? Oppure semplicemente non l’aveva mai notato prima?
Mentre camminavano Natsume mormorò la storia di come era entrato in contatto con lo youkai. Il mostro era arrivato vicino a una scuola elementare e aveva cercato di mangiare un insegnante che, per caso, poteva vederli, come loro.
L’esorcista aveva sentito delle voci su quello che era successo il giorno prima, ma i suoi doveri di attore lo avevano trattenuto dal correre a dare la caccia alla creatura. Continuando il suo racconto, Natsume appoggiò il mento sulla spalla dell’altro. Gli disse di come avesse usato se stesso come esca. Protetto da Nyanko-sensei, aveva mandato una scia sotto forma di aura il più lontano possibile, attirando quasi istantaneamente il loro obiettivo. Ovviamente anche degli altri youkai avevano seguito quella traccia. Madara si era occupato dei pesci piccoli mentre Natsume aveva portato il mostro nel bosco dove l'esorcista li aveva trovati. Non sapevano che potesse avvelenare: Madara era stato colto di sorpresa e scagliato nella foresta.
Per un momento, Natsume fu preso dal panico e si dimenò sulla schiena dell'attore. Natori lo tranquillizzò subito: il veleno non lo avrebbe ucciso, solo paralizzato. Era sicuro che quel guardiano testardo fosse abbastanza robusto da non essere sconfitto per una sciocchezza del genere, e che li avrebbe trovati presto. Anche se la pioggia cadeva sempre più forte, Madara conosceva bene Natsume, e non avrebbe avuto bisogno del suo odore corporeo per rintracciarli. Se qualcosa fosse andato storto, l’esorcista avrebbe potuto mandare una delle sue servitrici a cercarlo.

La tempesta li assalì sempre più furiosa e i tuoni riecheggiavano nelle loro orecchie quando iniziarono a vedere il luogo d’arrivo. Davanti a loro si ergeva un tempio semi distrutto, abbandonato anni prima, ma la cui struttura era ancora solida. Era pieno di crepe e alcuni muri erano diroccati, ma almeno li avrebbe tenuti al riparo. Hiiragi apparve accanto a loro per annunciare che le sue compagne si stavano ritirando per la notte, ma che lei avrebbe rinforzato le mura consumate del tempio e li avrebbe protetti al posto suo. Natori la ringraziò, sentendo Natsume tranquillizzarsi.
Entrando nel vecchio edificio, Natori esaminò la stanza finché non trovò l’angolo più asciutto. Nonostante l’umidità, il clima si sarebbe raffreddato presto, come accadeva spesso a fine estate, quindi l’ultima cosa di cui avevano bisogno era di essere bagnati. Dopo aver fatto sedere il ragazzo sul pavimento, Natori si tolse il lungo impermeabile e lo appese a una trave sporgente perché si asciugasse, poi fece lo stesso col cappello.
Ai piedi di un pilastro recuperò una sacca. ‘’Avevo in programma di restare qui per un po’‘’ disse a Natsume, ‘’Questo periodo dell’anno è molto variabile. Il tempio è al centro di una zona particolare ed è il luogo più sicuro’’ aggiunse. Udì un debole ‘’mm’’ in risposta.
Per la prima volta guardò bene Takashi, ora seduto e con gli occhi socchiusi. Il ragazzo esagerava: come poteva vergognarsi di essere ferito? La vita che conducevano era pericolosa, prima o poi dovevi per forza farti male. E per qualcuno così forte, ma così poco allenato era un miracolo non essere costantemente in ospedale. O addirittura morto. Ma forse era così depresso solo a causa del dolore.
Tirando fuori dalla borsa un kit per il pronto soccorso, l’esorcista tornò indietro e si sedette di fronte a lui. Ebbe un moto di rabbia nel vedere che numerosi lividi iniziavano a formarsi sul suo corpo. I vestiti erano stracciati e quello che gli era rimasto addosso era poco più di stoffa a brandelli. Per quanto tempo aveva lottato da solo contro il mostro? Era davvero sorprendente. Se solo il ragazzo avesse potuto rendersene conto…
‘’Natsume’’ richiamò gentilmente la sua attenzione. ‘’Mi faresti vedere? Le tue ferite devono essere curate’’
La domanda lo colse di sorpresa. Sembrava addirittura un po’ spaventato. Natori si accigliò: il giovane lo odiava così tanto? Era vero che non si trovavano d’accordo su molte cose, ma aveva notato dei cambiamenti nel proprio comportamento che, ammise controvoglia, erano stati causati dagli incontri con Natsume.
Ma non terminò il pensiero, che il ragazzo annuì lentamente e l'uomo sentì un'ondata di sollievo pervaderlo.
Con attenzione, lo aiutò a togliersi quello che rimaneva della camicia. Mentre la sbottonava, appoggiandosi a lui, gettò uno sguardo al ferito. Il ragazzo stava… Arrossendo? Sorrise a se stesso e finì il lavoro. Non fu contento di quello che vide: aveva un taglio, sebbene non tanto profondo, sul fianco destro. Alitando sulle mani per scaldarle, percorse con cautela il suo torace. Non sapeva dire se il sussulto che ne seguì fu per la sorpresa o per il dolore.
‘’Ti fa male qualcosa? Beh… più di quanto dovrebbe, intendo. Il petto? La testa?’’ Non sentì nessuna differenza evidente nella struttura ossea. Con una caduta come quella c’era sempre il rischio di rompersi le costole o avere una commozione.
‘’N-no’’ ammise piano il giovane, ‘’solo la gamba’’. Natori rivolse la sua attenzione all’arto. Notando il gonfiore, sollevò la caviglia delicatamente. Era visibilmente ingrossata e un po' pallida in alcune zone, ma Natsume aveva ancora una certa capacità di movimento e riusciva a stare in piedi quasi normalmente. Avrebbe dovuto fare una radiografia quando fossero tornati indietro, ma per il momento Natori volle pensare che fosse solo una distorsione. Dopo aver preso delle fasciature dal kit le assicurò sulla ferita laterale e mise un po’ di crema sulle ammaccature peggiori per intorpidire un po’ le zone. Fece del suo meglio per creare un sostegno al piede ferito, anche se non era preparato per una situazione del genere. Soddisfatto, rammentò che erano entrambi bagnati. Tornò alla borsa ed estrasse diversi oggetti prima di tornare da Natsume. Preso un asciugamano lo abbassò sulla testa del ragazzo, che starnutì e si scusò prontamente. Natori ridacchiò, era ancora così ingenuo… Spostando l’asciugamano dalla testa alle spalle asciugò le tracce d’acqua che gli avevano inumidito la pelle; non voleva che le fasciature se ne impregnassero.
‘’Anche tu sei bagnato’’ Sentì l’altro sussurrargli all’orecchio, mentre con una mano copriva la sua che teneva l’asciugamano. Il panno gli venne sottratto e passatogli sulla fronte e sulle guance. Natori era sorpreso. Guardò nelle sottili pupille di Natsume e fu incapace di leggerle; si perse in esse, e nella leggera pressione dell’asciugamano sul suo collo. Rimase così più a lungo di quanto volle ammettere, poi si scostò. ‘’Non preoccuparti per me’’. Scosse la testa, prendendo una delle maglie che aveva preso. ‘’E' un po’ grande, ma andrà bene’’ gli disse, aiutandolo a infilarla. Quindi prese una coperta e la avvolse attorno alle sue spalle, rimboccandola nella speranza che lo tenesse bene al caldo. Non aveva calcolato un temporale, perciò aveva pensato di portare una sola coperta. Adesso temeva che non sarebbe stato abbastanza per scongiurare la febbre che minacciava il ragazzo.
Sospirando forse un po’ più drammaticamente di quanto intendesse fare, lasciò velocemente il suo paziente improvvisato per andare ad accendere un piccolo fuoco in una buca, che probabilmente era stata lasciata da un precedente viaggiatore. Tutto sommato quella buca, l’intero edificio… anche se non tanto grande era sempre meglio di niente.
Rimasero in silenzio, mentre le esili fiamme crescevano d’intensità, dopo aver messo un piccolo bollitore sul bordo.
‘’Grazie’’ mormorò finalmente Natsume.’’Perché mi hai salvato’’ aggiunse poi, un po’ riluttante.
‘’Grazie a te per avermi portato lo youkai’’ disse l’esorcista di rimando. Era stato piuttosto freddo, ma voleva che capisse che non si era entusiasmato per il pericolo che aveva corso quel giorno. Non riuscì, però, a essere troppo severo con lui. ‘’So che non ti piace’’.
Natsume cadde di nuovo nel silenzio, prendendo la piccola tazza di tè che gli venne offerta.
‘’Dovresti riposare’’ Suggerì l’uomo, volgendo lo sguardo all’entrata, mentre andava a sedersi in terra. ‘’Io farò la guardia’’.
‘’Non lo sta già facendo Hiiragi?’’ chiese Natsume.
Natori gli stava per rispondergli quando vide il ragazzo che lo fissava.
‘’Hai usato molta energia, dovresti riposarti anche tu’’.
Natori gli sorrise. Ammettendo la sconfitta, annuì e arretrò per appoggiarsi al muro. Natsume continuava a guardarlo. La sua perplessità si spense quando il giovane si spostò in modo da togliersi la coperta dalle spalle. ‘’Sto bene’’ provò a convincerlo Natori ‘’Ho una temperatura alta rispetto alla maggior parte delle persone. È una caratteristica di famiglia.’’
Natsume non la bevve.
Accigliandosi per la discussione, Natori si alzò e si mise a sedere di fianco al compagno, poi prese un bordo della coperta e se lo avvolse attorno. Deciso a mostrare a Natsume le conseguenze della sua ostinazione, gli fece scorrere un braccio dietro le spalle, attirandolo verso di sé. Sorprendentemente, il ragazzo si voltò in modo da stringerglisi contro. ‘’Fai caldo’’ confermò mentre gli si chiudevano gli occhi.
Sorridendo, Natori posò una mano fra i capelli di Natsume, accarezzandogli lievemente il capo. L’altro braccio si mosse per abbracciarlo e la mano libera di Natsume fece lo stesso movimento, a specchio.
Odorava di terra e della pioggia che l’aveva bagnato, ma c’era anche qualcosa di speziato che non riusciva bene a identificare, pensò Natori. Il suo respiro, lo sentiva sul braccio, era attenuato, ma non come quello del sonno.
Si chiese soprappensiero se il ragazzo potesse sentire il battito del suo cuore, con la testa così vicina al suo petto. Più di tutto si domandò come mai lo trovasse così piacevole.
‘’Non mi piace farlo’’ mormorò. ‘’Ucciderli. Per la maggior parte.’’ Mise in chiaro. Non era sicuro di cosa lo avesse spinto a dire la verità a Natsume, ma ormai l’aveva fatto.
‘’Allora perché lo fai?’’ chiese il ragazzo, stringendo la presa sul braccio dell’altro, tentando di contenere la rabbia che scaturiva in lui a quel pensiero.
‘’Perché se non lo facessi… Tu adesso saresti morto. Persone innocenti verrebbero divorate. Bambini, genitori. E quelli come noi. Noi in particolare siamo in una situazione rischiosa. Non voglio che qualcun altro perda la vita per l’ignoranza dei suoi avi. Non voglio che altre persone si sentano sole come noi lo siamo stati.’’ Confessò. ‘’Voglio solo che la loro malvagità resti lontana da noi. A volte… Non possono essere sigillati e…’’ aggiunse, in un sussurro. ‘’Io non ho la tua gentilezza, Natsume. Qualcuno come me non potrebbe mai convincerli in un altro modo. Non sono abbastanza forte.’’
La stretta sul suo braccio si allentò. Natsume si accoccolò più vicino, tirando la coperta attorno a loro. Natori si ritrovò a fare lo stesso. Leggermente meravigliato notò come, per qualche ragione, la lucertola sulla sua pelle si fosse spostata in modo da trovarsi sotto la mano di Natsume. Guardando in basso vide che i suoi occhi erano chiusi.
‘’Allora suppongo che tu abbia bisogno di qualcuno come me’’ Più che un suono, quelle parole gli arrivarono come una sensazione, mentre la voce di Natsume si affievoliva e il ragazzo si rilassava contro di lui. Natori continuò ad accarezzargli i capelli lentamente, pensieroso. Prima di realizzare cosa stesse facendo abbassò il viso e gli baciò la fronte tra le ciocche bagnate e spettinate.
‘’Lo penso anch'io’’ rispose in un soffio sulla sua pelle prima che i suoi occhi si chiudessero tra il suono della pioggia in lontananza e quello di un respiro leggero.
 
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